Premessa: Il derby fra le squadre di basket di Montecatini e Pistoia non è una partita, è la partita. Quella che si aspetta tutto l’anno, che possibilmente va vinta e che prima e dopo trova spazio sui giornali locali come l’evento clou della settimana. Ieri sera la partita è stata sospesa al 29′ per il lancio di oggeti in campo.
Quando il derby lo perdono i tifosi. Perché ieri il tanto atteso confronto con i “cugini” pistoiesi, la partita dell’anno, Montecatini l’ha persa sugli spalti.
Si potrebbero fare tutta una serie di considerazioni, i soliti discorsi fatti e rifatti (soprattutto nel calcio) sulla sportività, sui valori dello sport, sull’attaccamento “alla maglia”.
Dov’era ieri sera tutto questo attaccamento? Era forse nei cori di una parte del pubblico che intimava ai giocatori di “andare a lavorare” (quella che “tifa solo la maglia”), nei fischi al capitano, nelle offese reciproche fra tifosi della stessa squadra, o forse nella decisione di un manipolo di ultras di far sospendere una partita che comunque, in ogni caso, proprio per l’onore, avrebbe dovuto finire?
La stagione non è stata certo delle migliori, una squadra che ha inanellato sconfitte su sconfitte, di fronte alla quale forse non siamo riusciti ad affezionarsi come avrebbe dovuto essere, che di punto in bianco ha mandato via un allenatore in favore di un altro, ma nulla è cambiato. Le solite voci poi, certo non aiutano l’ambiente. Quelle che ogni stagione rimbalzano, in modo più o meno manifesto, nei discorsi da bar o tra la gente per strada. Perché la domanda alla fine è sempre la stessa: l’anno prossimo ci sarà ancora il basket a Montecatini?
Allora è anche giusto contestare, far sentire la propria voce, urlare che “Montecatini merita il basket”, come si diceva tempo fa, prima dell’ennesimo fallimento. Ma non così.
C’era da aspettarsi i cori che ci ricordavano l’imminente serie B, le prese in giro dei tifosi di una squadra che almeno quest’anno si è divertita. E’ facile del resto infierire su chi sta peggio di te, figuriamoci nel derby!
Il bello delle partite come queste, oltre al gioco, è proprio questo: sfottersi, fare a gara a chi grida di più il supporto alla propria squadra, le coreografie e l’esultanza smisurata di fronte al più semplice dei tiri liberi segnati.
Il brutto delle partite come queste, oltre al gioco quando la squadra non brilla, è proprio questo: sentirsi in dovere di superare gli avversari in tribuna, perché il derby è una questione di onore, ne va della reputazione di una città intera. L’impressione a volte è che si tifi contro il tifo, della partita forse importa poco. Importa poco se “si tifa solo la maglia”. Fortuna che noi abbiamo i nostri paladini.
I nostri paladini sono quelli dotati di muso duro e arroganza quanto basta, per farsi rispettare; quelli che hanno riposto le vecchie t-shirt rossoblu nell’armadio per indossarne una nera con un’anonima scritta “Montecatini”; quelli che urlano le bestemmie da microfoni e megafoni; quelli che si sono politicizzati (ora va di moda così); quelli che sono “più tifosi” degli altri perché cantano e seguono la squadra sempre e ovunque (infatti ieri erano raddoppiati rispetto alle altre partite! E alcuni di loro chi li ha mai visti!).
Sono anche quelli che non sono certo stupidi: sapevano che gli altri ci avrebbero massacrati di sfottò e allora hanno preparato il contrattacco. Di fronte ai cori “serie b, serie b” dei biancorossi, pronta la risposta “noi una b da leoni, voi un’ A2 da coglioni” (questa mi è piaciuta un sacco!). Ma sapevano anche che probabilmente avremmo perso (troppo duro ammetterlo ma è evidentissima la superiorità della Carmatic) e allora meglio fare la parte dei leoni dimostrando una prova di forza nei confronti di tutto il palazzo. Noi siamo più forti e abbiamo il potere di far sospendere la partita. Insomma “noi facciamo come ci pare”. Infatti si è visto: lo sa bene quel povero ragazzo, un leader, in piedi sulla balaustra che col microfono si sgolava per dire che avrebbe buttato di sotto il prossimo che avesse tirato un altro rotolo in campo. Quanto si è sgolato, ma senza risultato!
Oltre all’amarezza per le scene che non avrei voluto vedere mi vengono delle riflessioni.
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Una partita da tutto esaurito, dove le forze sugli spalti si eguagliavano per numero. E’ strano infatti, ma ieri il numero dei tifosi della Carmatic era poco meno della metà di noi che giocavamo in casa (1.500). Perché? Per motivi di ordine pubblico, qualcuno ha detto; o per “fare cassa”, ha bisbigliato qualcun altro. Sta di fatto che forse non è stato giusto.
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C’era da aspettarsi che la partita potesse non finire, si sentiva nell’aria. Allora perché è stato permesso che pacchi e pacchi di rotoli di carta igienica entrassero dentro il palazzetto? Certo se l’ipotesi era far sospendere la partita meglio usare strumenti soft come la carta igienica (quale spot migliore se non quello di “quest’anno abbiamo fatto proprio cacare?”). E poi, perché al bar sono state vendute bottigliette d’acqua senza tappini e non bicchieri? Visto che il calcio insegna, tutte quelle forze dell’ordine non ci hanno pensato?
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Possibile che la gran parte di un palazzetto abbia lasciato, come in questi casi sempre succede, che un gruppo di tifosi potesse decidere di “fare come gli pare”, senza dire una parola? Dopo aver pagato il biglietto per vedere metà partita, oltretutto a costo maggiorato?
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La società dov’era? Speriamo solo che la figuraccia del tifo non serva ora da tornaconto per mascherare la realtà dei fatti, cioè di un’ipotetica fine del basket a Montecatini.
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Ho ammirato molto Andrea Niccolai per il tentativo vano di riportare la calma. Vederlo impugnare il microfono per dire che la partita doveva finire, rendendo anche merito alla bravura degli avversari, è stato il gesto di un vero capitano (quest’anno per lui non è stata certo un’ottima stagione), che forse non tutti avrebbero fatto. Mi è piaciuta la reazione dei tifosi di Pistoia (sentirli dire “Niccolai uno di noi”, dopo tanti anni di derby giocati sembra più una presa in giro!). Mi sono dispiaciuti i fischi arrivati senza rispetto solo da una minima parte del pubblico (i nostri paladini), per il simbolo del nostro basket, e i conseguenti insulti alla sua famiglia in parterre.
Chi ha vinto allora il derby? Chi è riuscito nei suoi intenti, chi avrà la vittoria a tavolino, chi sotto sotto sperava che andasse proprio a finire così…questo proprio non lo so.
Sicuramente c’è qualcuno che ieri è venuto, magari per la prima volta, a vedere il derby (uno l’ho portato io con me). A loro chiedo scusa e dico che questo non è l’andare a vedere giocare l’Agricola Gloria che intendo io, che da tanti anni vado al palazzetto. Questo non è sport e non è tifo.
Chissà se ieri non sia stata l’ultima partita giocata al PalaMadigan. Chissà se riusciremo a giocare almeno la serie b l’anno prossimo. Chissà se Montecatini, o meglio i montecatinesi, si meritano davvero il basket. Perché ieri sera quando ci gridavano “vergognatevi”, io mi sono vergognata davvero e ho sentito forte il magone alla gola.





