Stupore. E’ la sensazione che nasce dal vedere come il nostro Paese sia, sotto tanti punti di vista, davvero colorito: si sottovalutano a volte molto serie e ci si fossilizza sull’inutile.
Ora ad esempio è bastato uno spot televisivo per scatenare l’ennesima e inutile polemica. Autori di tal misfatto sarebbero stati i creativi della nuova pubblicità Calzedonia, rei di aver utilizzato una versione modificata al femminile dell’Inno di Mameli. Sentir cantare “sorelle d’Italia” al posto dei bene amati “fratelli” (a cui nessuno credo volesse togliere gli indiscussi meriti) deve aver risvegliato dal torpore chi è pronto a difendere a spada tratta il tricolore quando a farne un uso più “creativo” evidentemente non sono membri di un governo. «Con il canto degli italiani non si gioca. E non si può nemmeno metterlo sotto i piedi…L’inno di Mameli non è uno scherzo. È una cosa seria, sentirlo in un spot per pubblicizzare delle calze da donna è una vergogna», ha detto Angelo Vaccarezza, presidente della Provincia di Savona. E «non si può svilire l’inno di Mameli per vendere delle volgarissime calze», ha sottolineato Romano La Russa, coordinatore provinciale milanese del Pdl. (fonte)
Già, volgarissime calze. Proprio loro, simbolo di grande femminilità, quella delicata femminilità che purtroppo ultimamente nessuno considera più. Il problema in realtà è che non sono loro ad essere volgari, spesso lo sono decisamente di più quegli uomini che vogliono vederle come tali. E poi, cos’hanno di volgare le immagini dello spot da far gridare all’offesa all’inno nazionale? Sono ragazze semplici, sorridenti, mamme, innamorate e anche vestite. Cos’è, sono forse troppo normali? Il filmato, come è nella tradizione di Calzedonia, presenta un lato intimo e delicato dell’essere donna, che non cade mai nella banale volgarità. A quello semmai ci pensano bellezze ben più scosciate nei vari salotti televisivi a tutte le ore del giorno, ragazze invitate a palazzo o escort, ma quasi non ci facciamo nemmeno più caso. La delicatezza è diventata un optional e per emergere ormai bisogna mostrarsi in modi decisamente più accattivanti. Mi stupisce che colpisca vedere un paio di calze in mezzo a tutto questo contorno.
Era impossibile non perdere orecchini e scarpine che finisvano sempre nei posti più strani e non mancava nemmeno il meccanismo del “
Sotto una pioggia battente è stata ”Safari”, cantata da Lorenzo con una giacca nera contornata di lucine, ad aprire le danze dando il via alla lunga scaletta fatta di tante canzoni vecchie e nuove da “Non m’annoio” a “Serenata rap”, da “Mani Libere” a “Mezzogiorno”.









